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| Petrolio in mare |
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Il 20 aprile scorso la Deepwater Horizon , piattaforma petrolifera offshore gestita dalla British Petroleum con 126 persone a bordo, è esplosa nelle acque del Golfo del Messico, ad 80 km dalle coste americane della Louisiana. Ci sono voluti due giorni per domare l’incendio, ma la piattaforma è affondata e 11 persone hanno perso la vita. Dalla falla apertasi nella bocca del pozzo, a 1.500 metri di profondità, il petrolio ha cominciato a riversarsi in mare al ritmo di 2 milioni di litri al giorno e, dopo quaranta giorni dall’incidente, nessuno è stato ancora in grado di fermarlo. La marea nera ha già raggiunto le coste della Louisiana ed ora minaccia la Florida e l’isola di Cuba. In queste ore è in atto un ulteriore tentativo di chiusura della falla, denominato Top Kill, ma, comunque vada, siamo di fronte alla più grande catastrofe ambientale che si sia mai abbattuta sugli Stati Uniti. L’ecosistema e l’economia delle zone costiere ne resteranno danneggiati per decenni. Non è questo il primo disastro causato da una piattaforma petrolifera in mare aperto (ce ne sono stati altri 150, con 600 morti e miliardi di litri di petrolio finiti in mare), e purtroppo non sarà neanche l’ultimo. In queste enormi strutture metalliche il pericolo di una catastrofe è sempre incombente, perché esse operano in ambienti estremi, e sono esposte alla furia degli elementi naturali sulle superfici degli oceani, negli abissi marini e sotto la banchisa ghiacciata dei poli, dove spingono le loro trivelle fino a 8 chilometri di profondità. Ci sono poi le perdite di petrolio legate alle operazioni di scarico del greggio nei porti, dove è facile che un raccordo si guasti e litri di petrolio in pressione vengano spruzzati in mare, e quelle legate allo smaltimento delle acque di zavorra delle navi ed al lavaggio delle loro cisterne, che vengono eseguiti in alto mare e di notte per non essere visti. Bisogna reagire a questo scempio imboccando l’unica strada possibile, quella di sostituire progressivamente il petrolio con le energie rinnovabili (solare, eolica, da biomasse). Nel frattempo si riducano gli sprechi energetici, non si estragga più petrolio dalle zone difficili e si consenta la navigazione solo alle petroliere in possesso dei necessari requisiti di affidabilità. |



















