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| La lotta delle donne arabe |
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Il mondo arabo è un mondo a struttura patriarcale, dominato da violazioni sistematiche dei diritti delle donne. L’emarginazione sociale, la schiavitù sessuale, le violenze in famiglia, i matrimoni imposti in tenerissima età sono realtà largamente diffuse. Sette anni fa Suzanne Mubarak, la moglie del presidente egiziano, ha fondato l’Arab Women Organization, che si batte per migliorare la condizione delle donne mediorientali ed a cui collaborano 15 delle 22 first ladies arabe. Il loro impegno ha squarciato secoli di silenzio e sta aiutando le donne a reagire.
Nojoud (nella foto) però decide di infrangere il tabù secolare e, contro il volere della famiglia, e contro i pregiudizi della società in cui vive, con l’aiuto di un avvocato che si batte per i diritti delle donne, riesce ad ottenere il divorzio. Nello Yemen seguono il suo esempio altre due bambine di 9 e 12 anni, ed in Arabia Saudita un’altra bambina di 8 anni, che era stata data in sposa ad un uomo di 50. Nojoud vede crescere intorno a sé il consenso delle donne arabe ed il 10 novembre 2008 riceve a New York dalla rivista Glamour il premio “Donna dell’anno”, annualmente assegnato a personaggi illustri, tra cui Hillary Clinton e Condoleeza Rice. In Afghanistan tra le donne si registra un tasso di analfabetismo dell’80% contro il 50% tra gli uomini. Le donne fin da piccole sono costrette a badare ai campi o ai fratellini ed è per loro difficile frequentare la scuola, dove tra l’altro non esistono classi miste. Le donne possono fare acquisti solo se accompagnate dal marito o da un uomo della famiglia, non possono affidare la cura dei loro capelli ad un maschio, e sono in genere costrette a matrimoni con cugini. Nelle aree del centro sud, a prevalente etnia pashtun, il 90% di loro porta il burqa classico di colore azzurro, che è pure indossato dal 60% della popolazione femminile di Kabul. A Herat l’abbigliamento più diffuso è il chador namaz nero, di derivazione iraniana, che copre la bocca ma non gli occhi, le ragazze hazara portano solo il velo di colori sgargianti, come le tagike, che però preferiscono il blu o il marrone. Anche in Afghanistan cresce la voglia di reagire e sono sempre più numerose le donne che frequentano le scuole, vanno a votare, imparano ad utilizzare il computer, usano il telefonino, portano i tacchi a spillo sotto il burqa e sfidano i talebani con calze di pizzo, caviglie nude e occhi dipinti.
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Nojoud (nella foto) però decide di infrangere il tabù secolare e, contro il volere della famiglia, e contro i pregiudizi della società in cui vive, con l’aiuto di un avvocato che si batte per i diritti delle donne, riesce ad ottenere il divorzio. Nello Yemen seguono il suo esempio altre due bambine di 9 e 12 anni, ed in Arabia Saudita un’altra bambina di 8 anni, che era stata data in sposa ad un uomo di 50. Nojoud vede crescere intorno a sé il consenso delle donne arabe ed il 10 novembre 2008 riceve a New York dalla rivista Glamour il premio “Donna dell’anno”, annualmente assegnato a personaggi illustri, tra cui Hillary Clinton e Condoleeza Rice.
In Afghanistan tra le donne si registra un tasso di analfabetismo dell’80% contro il 50% tra gli uomini. Le donne fin da piccole sono costrette a badare ai campi o ai fratellini ed è per loro difficile frequentare la scuola, dove tra l’altro non esistono classi miste. Le donne possono fare acquisti solo se accompagnate dal marito o da un uomo della famiglia, non possono affidare la cura dei loro capelli ad un maschio, e sono in genere costrette a matrimoni con cugini. Nelle aree del centro sud, a prevalente etnia pashtun, il 90% di loro porta il burqa classico di colore azzurro, che è pure indossato dal 60% della popolazione femminile di Kabul. A Herat l’abbigliamento più diffuso è il chador namaz nero, di derivazione iraniana, che copre la bocca ma non gli occhi, le ragazze hazara portano solo il velo di colori sgargianti, come le tagike, che però preferiscono il blu o il marrone. Anche in Afghanistan cresce la voglia di reagire e sono sempre più numerose le donne che frequentano le scuole, vanno a votare, imparano ad utilizzare il computer, usano il telefonino, portano i tacchi a spillo sotto il burqa e sfidano i talebani con calze di pizzo, caviglie nude e occhi dipinti. 


